Innesto creativo # 4: Cinzia Battagliola | Loris Ferri | Alessandro Giampaoli

Un altro dove
storie di piante
a cura di Livia Savorelli
evento di restituzione della residenza di Cinzia Battagliola, Loris Ferri e Alessandro Giampaoli

sabato 21 giugno 2025

Casa del Sole, Ceranesi (GE)

Livia Savorelli in dialogo con CARLA IACONO | CINZIA BATTAGLIOLA | LORIS FERRI | ALESSANDRO GIAMPAOLI

Questo innesto è stato il primo esperimento di ampliamento del numero degli ospiti invitati in residenza, chiamati a confrontarsi su media diversi (fotografia, disegno/pittura e poesia), ad interagire e creare collettivamente per tutto il periodo di residenza… Il risultato è stato straordinario e ha portato alla realizzazione di lavori intensi in cui emergono le specificità di ciascuno degli artisti invitati. Che valore aggiunto hai percepito e che nuovi stimoli ha in te attivato questo processo creativo corale?

Carla Iacono: Il giardino di Yoshimasa è stato concepito come luogo di incontri umani e artistici, un contenitore in grado di offrire bellezza ed armonia, dedicato all’accoglienza e alla cura di sé e degli altri, stimolando un riequilibrio emotivo.
Con l’ampliamento del numero degli ospiti e la sperimentazione di una collaborazione più stretta, utilizzando competenze e tecniche diverse in un processo creativo a più mani, credo abbiamo vissuto una reale esperienza di comunità, durante la quale il giardino si è svelato in tutte le sue sfaccettature trasformando la natura in uno spazio di incontro che ha stimolato fiducia reciproca e lavoro di squadra. I progetti pensati dagli artisti per la residenza, già accomunati da una visione sinergica, sono confluiti così in lavori preziosi nei quali le tracce delle piante del giardino, la potenza della scrittura e le tecniche tradizionali come il ritaglio, il disegno a pastello e la cianotipia hanno suggellato la collaborazione tra arte e natura e offerto nuovi stimoli per future collaborazioni.

Carla Iacono, Cinzia Battagliola, Loris Ferri e Alessandro Giampaoli, Un altro dove, storie di piante, 21 giugno 2025, serra Casa del Sole, Ceranesi. Ph. Diego Santamaria
Carla Iacono, Cinzia Battagliola, Loris Ferri e Alessandro Giampaoli, Un altro dove, storie di piante, 21 giugno 2025, serra Casa del Sole, Ceranesi. Ph. Diego Santamaria

Per te che hai sempre amato affiancare alla tua ricerca la parola (con la stesura di filastrocche e litanie), che cosa ha rappresentato il confronto con il poeta Loris Ferri e leggere, a fine residenza, il magnifico Di piante fiori e medicamenti. Coro del giardino che ha fatto vivere in versi molti degli elementi del tuo amato giardino?

Carla Iacono: Ho sempre lavorato accompagnando le immagini alla scrittura: nella mia poetica la parola è fondamentale, un completamento del lavoro visuale che genera indizi e stimoli per aprirsi all’inconscio e alla fantasia. E così, per il quarto innesto, ho scritto un breve testo, Litania delle piante, per sottolinearne l’importanza e denunciare il fenomeno del plant blindness, fenomeno cognitivo e culturale che descrive la tendenza umana a ignorare le specie vegetali, sottovalutandone l’importanza ecologica e la complessità biologica.
Confrontarmi quindi con Loris e il suo splendido lavoro è stato davvero emozionante; ho provato orgoglio, per tutto ciò che il giardino ha saputo ispirare, e profonda gratitudine per i versi potenti e meravigliosi di Loris che hanno veramente dato voce al coro delle piante, agendo come catalizzatori per trasformare l’ordinario in straordinario.
Riscoprire “in versi” alcune piante del mio giardino è stato come guardare il giardino con occhi diversi, un’esperienza sensoriale e cognitiva in grado di riconnettermi a quel senso di “innocente stupore” tipico dell’infanzia.

Prendo in prestito alcuni tuoi versi: E ninfe libere dalla pelle consunta / danzano una danza antica dimenticata. / Lungo la serpe dei boschi: chi è il poeta? / Il sacro bastone d’acero, la verga disseminata / d’enigmi è il poeta: non si osi così avvicinarla! / perché interminato, ancora, è il viaggio.
Cosa ha rappresentato per te l’invito a partecipare a questa residenza (che parte dal desiderio di ricucire le ferite derivanti da una sofferenza profonda con la forza trasformativa della condivisione) e cosa ti ha ispirato nel dar voce, attraverso il “coro del giardino”, alla natura nella sua bellezza e nei suoi elementi (l’elleboro, l’aconito, l’upupa, l’artemisia…) abbracciando gli aspetti dicotomici su cui si fonda Il giardino di Yoshimasa? Cosa la poesia può contribuire a far emergere, rispetto all’arte visiva?

Loris Ferri: L’invito che mi è stato riservato, nel partecipare al progetto de Il giardino di Yoshimasa ha rappresentato un’opportunità incredibile, un’occasione unica di residenza artistica all’interno di un contesto affascinante, quello dell’orto botanico di Carla Iacono nel quale si sono sviluppati gli innesti creativi ideati da te Livia; il punto fondamentale è stato, per me, il dialogo in senso etimologico: poter intrecciare connessioni profonde tra pensieri, parole, figure e corpi. La natura nella forma del giardino – la natura nella forma d’arte. Far dialogare gli elementi è stato il presupposto per creare quello che poi è andato sotto il nome di Coro del giardino. Ecco il mito orfico del dio Fanes, che sorge dall’uovo argenteo negli abissi della notte primordiale. La luce dalle tenebre: nessuna dicotomia umana nell’esistere, nessuna dicotomia nelle sostanze dualistiche degli elementi (elleboro, aconito, artemisia: ciò che può uccidere, a volte salva; ciò che può salvare, a volte uccide); è la piena consapevolezza del mistero della natura, sapendo che piante e fiori, per loro stessa essenza, sono viaggiatori immobili.

Loris Ferri durante Un altro dove, storie di piante, 21 giugno 2025, Casa del Sole, Ceranesi. Ph. Gianluigi Boleto

Il vostro sodalizio creativo va avanti da tempo, quale visione vi unisce e come lo sguardo condiviso diviene un importante valore aggiunto? Parliamo in particolare dal progetto – e l’impetuosa luce che esplodendo sospinge il miraggio di un sogno e schiude un fiore pensato per Il giardino di Yoshimasa, che si basa sulle piante come custodi della memoria della Terra… Come avete declinato lo sviluppo del progetto durante la residenza, ci sono stati esiti inaspettati?

Loris Ferri: Arthur Rimbaud scriveva nella Lettera del veggente (1871): Je est un autre. L’io conosce se stesso attraverso l’altro. Ed è grazie all’altro che ci agisce e ci fa vibrare, che prende corpo, si scatena l’ispirazione. L’arte è un “io” che è e canta con l’altro. In questi termini è facile comprendere come sia potuto nascere il progetto per la residenza: i fiori e le piante sono veri e propri “testimoni dell’esistere” avendo radicato se stessi attraverso il tempo (milioni di anni), le memorie e le distruzioni. La saggezza naturale che portano in sé, li dispone ai medicamenti: pensiamo sia l’uomo a prendersi cura di loro, quando in realtà sono loro (l’altro) ad avere cura dell’uomo. L’aver potuto plasmare il lavoro insieme ad Alessandro Giampaoli – al quale mi lega, oltre ad un continuo percorso di ricerca creativa e una profonda amicizia e stima, una visione del mondo e dell’arte che tende al sacro, alla natura, all’illuminazione – ha ampliato la dimensione stessa dell’agire artistico, elevandolo, portandolo su un altro piano di indagine; ha trasformato il visibile in visione, ha creato porte d’accesso all’intuizione dei versi attraverso una vera e propria mitologia del naturale. Le sette poesie che hanno visto la luce, sono poi confluite in maniera del tutto inattesa, in un’idea più ampia di scrittura; o meglio, stanno ancora confluendo in un corpuscolo poetico che andrà sotto il nome di Piante, fiori e medicamenti.

Loris Ferri durante Un altro dove, storie di piante, 21 giugno 2025, Casa del Sole, Ceranesi. Ph. Gianluigi Boleto

Alessandro Giampaoli: Il sodalizio creativo con Loris si fonda su un sentire comune, su un senso di appartenenza allo stesso territorio di principi e visioni, su un rapporto di stima e confronto e si è sviluppato in maniera del tutto spontanea, come un processo evolutivo naturale. Siamo partiti da quelle tematiche che consideriamo urgenze: dal desiderio di ricucire legami e costruire ponti tra persone e culture, contrastare la disgregazione dei saperi, dal prendere le distanze dalla visione materialistica che ha caratterizzato l’ultimo secolo, da logiche di profitto e sopraffazione, dalla disumanizzazione di una società ipertecnologica e digitalizzata, dalla rivendicazione di appartenenza alla Natura, dal voler riportare la creazione artistica ad una dimensione esistenziale, libera da schemi e preconcetti, dalla ricostruzione di un senso del sacro, dall’idea di erranza, di attraversamento dei luoghi e incontro con l’altro come semi di conoscenza. Queste sono le nostre “radici dell’essere”, citando i versi di Loris.
In questa visione comune rientra l’idea di produrre cultura come processo allargato, partecipato e responsabile, in cui ogni apporto creativo è indispensabile, poiché si fonda sullo scambio e la condivisione dei saperi.
Per il progetto del giardino abbiamo immaginato le piante come testimoni del tempo, custodi della memoria della Terra, di una memoria antica che si traduce in “saggezza naturale”, mettendoci in ascolto, nel tentativo di evadere da una visione antropocentrica e dare voce alle piante stesse attraverso l’azione artistica condivisa. Il risultato è quello che abbiamo chiamato “coro del giardino”: una pluralità di voci che rappresenta una sorta di rito collettivo, una sinfonia dell’invisibile. Abbiamo assaporato l’energia che si sprigiona nel sentirsi unità, maturando la consapevolezza che è una strada lungo la quale è sempre possibile ritrovarsi.

Il tuo progetto, Relazioni Botaniche, è stato suggellato da un rituale – realizzato il 21 giugno, giorno della restituzione della residenza al pubblico – che, nella dimensione intima del giardino, ha legato la tua storia personale e le memorie ad essa collegate a quelle della Casa del Sole di Ceranesi. Ci racconti perché hai pensato di unire spiritualmente e fisicamente le vostre storie attraverso l’elemento vegetale e un fiore in particolare?

Cinzia Battagliola: Lasciare andare la mia casa d’origine e, con essa, il giardino mi creava un profondo dolore. L’idea di questo innesto tra la mia storia e quella di Carla è nata in modo naturale: la casa dei miei genitori aveva un giardino che mia madre curava, un po’ selvaggio ma ricco di fiori. Con la perdita dei miei genitori il giardino è rimasto incolto. Poco prima della residenza mi ero accorta che i gigli arancio “Hemerocallis fulva” o giglio di S. Giuseppe, che mia madre amava, anziché crescere negli spazi destinati si erano allargati dappertutto, una distesa di fiori che riempiva tutto lo spazio esterno. Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che dopo la vendita della casa tutto sarebbe andato perduto, da qui l’idea di unire la terra e, in particolare questo fiore speciale, alla Casa del Sole di Ceranesi. Questo innesto avrebbe permesso al giardino dei miei genitori di continuare a vivere e a fiorire, accolto in un altro luogo. Il distacco e la perdita che uniscono le nostre storie avrebbero così trovato un senso, una nuova speranza. Il vuoto si sarebbe trasformato in un nuovo inizio.

Cinzia Battagliola, Relazioni botaniche, polaroid

Durante le fasi di preparazione della residenza, scegliendo quale luogo fosse più adatto per esporre la tua serie Fili d’erbaabbiamo notato con sorpresa quante elementi vegetali presenti nelle tue polaroid trovassero corrispondenza con le piante presenti nel giardino di CarlaRaccontaci della serie e della felice collocazione trovata…

Cinzia Battagliola: La serie Fili d’erba, realizzata nel 2022 con una tecnica mista tra Polaroid e collage, ha come tema centrale il legame profondo tra l’uomo e la natura. In ogni immagine la presenza umana è appena percepibile: è la natura a dominare la scena, fondendosi con l’elemento umano. Il verde, colore predominante, diventa simbolo di questa fusione. Inoltre, la scelta della pellicola con cornice argentata rende il contenuto ancora più prezioso. Quando, durante la preparazione della residenza, è stato scelto il luogo per la sua collocazione, è stata una vera sorpresa anche per me constatare che molte delle piante presenti nelle fotografie erano le stesse del luogo selezionato. Penso che esistano situazioni che magicamente si incastrano: tutto sembra perfetto senza una piena consapevolezza. Questo accade quando le situazioni sono unite nel profondo, e sicuramente questa è stata una di quelle.

Cinzia Battagliola, Fili d’erba, installation view per Il giardino di Yoshimasa, Casa del Sole, Ceranesi (GE). Ph. Diego Santamaria

Durante la residenza, Cinzia ha portato il suo mondo e la sua esperienza in ambito fotografico. La cianotipia, a partire dagli elementi naturali del giardino, è stata importante trait d’union del fare collettivo che si è generato e che ha reso manifesta la comune visione sinergica in cui le connessioni tra esseri umani e piante portano alla luce relazioni archetipiche e ancestrali. Un ricordo di quei giorni, del processo di condivisione fino ad arrivare alla creazione di un grande leporello nato a più mani, del potente acquazzone scatenatosi che ha reso il momento di restituzione inaspettatamente intenso…

Cinzia Battagliola: I giorni della residenza da Carla sono stati per me un’esperienza davvero unica, anche per aver avuto la possibilità di dialogare con artisti come Alessandro e Loris e, naturalmente, Carla. Tra le tecniche che avrei potuto utilizzare c’era sicuramente il trasferimento di emulsione della pellicola Polaroid; in questo caso però ho scelto la cianotipia perché mi sembrava la tecnica più adatta ad unire il lavoro di tutti.
La cianotipia ci ha permesso di relazionarci con le piante del giardino e, attraverso la stesura sulla carta di un’emulsione sensibile ai raggi del sole, di creare opere uniche utilizzando foglie e fiori raccolti sul posto ed esposti alla luce solare. Il tempo poi ci ha molto aiutato, perché le giornate sono state magnifiche.
Sulla carta asciutta abbiamo potuto successivamente lavorare grazie ai magnifici disegni di Alessandro e i versi poetici di Loris. Le figure di Cappuccetto Rosso di Carla hanno, infine, concluso l’opera attraverso la realizzazione di un leporello.
In questo progetto la natura è sempre stata al centro del lavoro, anche e soprattutto nella presentazione delle opere l’ultimo giorno, quando un fortissimo temporale si è scatenato proprio nel momento dell’inaugurazione. Questo evento mi ha fatto riflettere su quanto poco l’uomo possa controllare gli eventi e su come, anche quando tutto sembra andare verso una direzione negativa, qualcosa di inaspettato possa accadere.
Infatti, durante la presentazione del lavoro e l’evocazione dei versi da parte di Loris all’interno della serra del giardino, la pioggia batteva fortissimo: una farfalla colorata danzava intorno a noi, riparandosi proprio dall’acqua…una magia!

Carla Iacono, Cinzia Battagliola, Loris Ferri e Alessandro Giampaoli, Un altro dove, storie di piante, leporello, 2025. Ph. Diego Santamaria
Carla Iacono, Cinzia Battagliola, Loris Ferri e Alessandro Giampaoli, Un altro dove, storie di piante, leporello, 2025. Ph. Diego Santamaria

Loris Ferri: C’è un verso, in un’opera che ho composto nel 2007, insieme al poeta Stefano Sanchini, e poi pubblicata nel 2011 dal titolo Corrispondenze ai margini dell’Occidente, che dice: quando lacrima il cielo benedice la terra. La percezione che ho avuto nel giorno della restituzione è stata la stessa. Il dio degli elementi e del naturale ha predisposto il nostro viaggio! Tutto è ciclico. Tutto si trasforma e torna apparentemente uguale a se stesso; ma uguale non è. E il panorama apparentemente simile muta proprio attraverso quella mancanza di luce. È esistenziale. Il processo che ha portato alla realizzazione del leporello è stato magico, condiviso, freneticamente illuminante e mi ha fatto scoprire una tecnica fotografica che non conoscevo prima: la cianotipia. Questa ci ha consentito, grazie a Cinzia, di creare una sinergia artistica nel plasmare la materia, in cui ognuno ha riposto una parte di sé, seguendo una specie di alchimia: dal caos, dall’insaputo una nuova via, non battuta prima. Ultima annotazione: un grazie profondo va a Carla e a te Livia, per la meraviglia e gli incontri, per le energie e il tempo, per l’arte dell’ospitalità.

Carla Iacono, Cinzia Battagliola, Loris Ferri e Alessandro Giampaoli, Un altro dove, storie di piante, 21 giugno 2025, serra Casa del Sole, Ceranesi. Ph. Diego Santamaria

Alessandro Giampaoli: Il fare artistico ha estremamente bisogno di una dimensione di confronto. Ho sempre pensato fosse un elemento imprescindibile, in quanto insito nel fare arte: un artista è un canalizzatore, portatore di un’energia che chiede di essere resa visibile e condivisa ed è proprio nell’incontro con un diverso sentire che disvela il suo senso profondo. L’artista può crescere solo in tali condizioni, nel donarsi, nell’aprirsi all’altro. L’interazione creativa è una delle esperienze più stimolanti e costruttive che si possa mettere in atto perché implica l’abbandono della prospettiva egocentrica per abbracciare una visione comunitaria e partecipativa e lavorare per un obiettivo comune. Quando tutte le energie vanno armoniosamente nella stessa direzione si compie qualcosa di veramente magico. In un periodo storico caratterizzato da isolamento e individualismo, in cui si promuovono la competizione e il prevalere sull’altro come uniche forme possibili di affermazione e posizionamento sociale, minando i principi fondanti stessi di una società sana, credo sia un segnale importante da dare. Siamo parte di una collettività; non si costruisce niente senza cooperazione.
Avendo già confidenza con i processi fotografici e con la poesia non è stato difficile assecondare il dialogo e la mescolanza espressiva. Penso che i nostri sforzi siano stati appagati dal risultato: quando cadono i confini tra linguaggi e si trova una forma comune in cui ognuno è presente ma nessuno prevale lo si può sicuramente definire un successo. Lavorando sul simbolico, sugli elementi della Natura e sull’evocazione di quelle forze misteriose che regolano l’Universo, ho percepito il temporale come un segnale potente, una risposta sincronica, in chiave junghiana.

Carla Iacono, Cinzia Battagliola, Loris Ferri e Alessandro Giampaoli, Un altro dove, storie di piante, 21 giugno 2025, serra Casa del Sole, Ceranesi. Ph. Diego Santamaria

Carla Iacono: Ho sempre avuto una passione per la tecnica della cianotipia, quindi per me, grazie a Cinzia, è stata finalmente l’occasione di provarla. Tramite questa tecnica semplice e antica abbiamo realizzato lavori originali resi ancora più unici dagli interventi di disegno e scrittura, tra i quali appunto il leporello di grande formato che costituisce una traccia preziosa e una sorta di compendio di quanto è stato sperimentato e realizzato.
Ho molti ricordi di quest’avventura di arte e amicizia, alcuni particolarmente poetici e surreali, tra i quali l’immagine dei fogli appena stampati appesi ai rami del melograno per asciugare al sole, una libellula verde-blu che ci ha visitato spesso nei giorni in cui lavoravamo all’aperto e, ovviamente, il temporale nel momento della restituzione.
È arrivato inatteso, quasi in sordina, e in pochi minuti si è scatenato con una potenza inaudita: lampi, fulmini e un fortissimo acquazzone che creava una cortina d’acqua intorno al giardino. Ci siamo rifugiati nel mio studio, ed era tanta e così intensa l’energia scatenata dagli elementi naturali che sembrava volessero dialogare con noi.
Non dimenticherò mai Loris mentre recita i suoi versi straordinari e i rumori del vento e dei tuoni che sembrano rispondergli.
Pioggia, grandine e vento non hanno fermato l’evento, ma lo hanno rafforzato nel nostro immaginario amplificando le emozioni. Anche per questo le opere realizzate a più mani sembrano richiamare un’alchimia ancestrale e confermano il ruolo del giardino come concentratore di forze e memorie.

Da sx: Loris Ferri, Alessandro Giampaoli, Livia Savorelli, Carla Iacono e Cinzia Battagliola, serra Casa del Sole, Ceranesi. Ph. Diego Santamaria

Litania delle piante

di Carla Iacono

Piante; sorelle simbiotiche; fiabe di linfa umorale; trame di clorofilla, mirabilmente modulari, per la sopravvivenza; cacciatrici di luci e di ombre; oracoli verdi, su cui le Sibille hanno posato gli occhi, e sperato una voce; sessili solo in apparenza; messaggere del sublime, ma senza timore, intelligenze altre

La luna d’estate risplendeva luminosa sulla terra addormentata, mentre lontano da occhi mortali danzava il popolo delle Fate.

Pharmakon, per la vita e per la morte; datura, tromba degli angeli e pianta delle streghe al contempo; eupatorium, nato da Mitridate padre nobile; digitale purpurea, vapor che bagna l’anima d’un oblìo dolce e crudele; convallaria, o timido mughetto di maggio, che lega l’usignolo alla rondine; belladonna, splendore degli occhi, Moira crudele che fatalmente tagli i fili, aconitum napellus, arsenico vegetale, cardinale di Meyrink

Lucciole indugiavano in lucenti grappoli … e i fiori stavano a guardare, con espressione di grande meraviglia

Piante delle Herbane, dedite alla cura; artemisia di San Giovanni, mestruo e mal di luna; balsamita major, segnalibro della Bibbia; issopo, che cosparse il sangue dell’agnello; melissa, oh ninfa trasformata in ape; assenzio, Feé Verte;
virtutes herbarum intorno alla fontana della giovinezza, hortus conclusus

All’ombra di una rosa selvatica sedeva la Regina con le sue Damigelle d’Onore … “ora, amiche mie”, disse. “per ingannare il tempo finché questa splendida luna non sarà tramontata, ognuna di noi racconti una storia …

Quattro stagioni e quattro aiuole per il Giardino dell’Eden, tra loro invisibilmente connesse da vento e percorsi fungini; amore e morte; luce e ombra; fili intrecciati dalle bambine di maggio; Nigredo, figlia di Saturno, dissoluzione e trasformazione; helleborus niger, fiore della follia, profezia e veleno; e verde, per la sopravvivenza, equilibrio, manto del serpente, visione dell’archetipo

“Dunque, Scintilla di Stella, cos’hai da raccontarci?”, chiese la Regina
“Soltanto una canzoncina che ho sentito intonare alle campanule”

E allora florilegio, oro che ripara cicatrici, e memorie, tracce, contaminazioni, innesti; e popolare il giardino con presenze preziose, non più seconde; rispetto e cura, dare voce:
STOP plant blindness, CHIAMATECI PER NOME!

 

 

Di piante fiori
e medicamenti

coro del giardino

di Loris Ferri

I. Giardino di Yoshimasa

Va, per i luoghi che la mente consola
oltre l’ombra mutevole del mondo
tra piccoli semi d’Iris nero, nella sola
luce che il crepuscolo, ormai giunto, pervade.

Diciamo: questa è l’anima! Nei rosseggianti
soli – arabesco di sfinge, sorella che si adagia alle notti.
In esse, un arcipelago di stelle danzanti
un grembo di fine che prelude all’avvento!

II. Elleboro

Attraversiamo le albe, nel solo primo raggio
che ne viene, racchiusi nel mistico verde di felci.
In noi la resa! Nostro è questo perpetuo viaggio,
la rotta è immobile; troppo profonde le oscure radici

troppo grande il cielo – un pane d’azzurro
che sfama le notti. L’attesa nelle semplici ore,
per il versocomune del merlo, la nostra voce è l’elleboro
i secoli che l’hanno vista rinascere

ed io in quella voce ho dimora, in silenzio – divisi
ancora dalla terra tenebrosa, che nutre le viole,
ma un giorno il fiume ci conterrà entrambi
secondo il volere del sole.

III. Aconito

La giovinezza ha partorito l’estate, e il primo
grande cielo colore di zinco, ma la primavera
è pura, e nulla ha a che fare col nostro animo.
Avvolge, essa, l’assoluta chiarezza con la nera

tormenta, senza alcuna avversione, e tutto in lei canta
e s’inchina all’aria! L’assolata aria è salmastra
e selvaggia, e porta odore d’erranza, tenebra scarlatta:
ne vibrano i petali, come un semplice elmo di pietra!

Fermate il cuore! Che non possa ancora il dolore
avere il suo dolce veleno, quiete ai fossi! Spargono i cori
d’erbe, litanie di semi e visioni. Né vivere
né morire. Eterno annegare tra i fior

IV. Wotan _ l’upupa

Furono, in un tempo lontano di qui, prati d gioie
nelle verdi campagne, e lungo i fossi, che vedevi di laggiù;
e giovani donne, fatte di carne e di fieno, tra fili d’erbe
piegate al vento, leggere, dietro le radure. Ora non più

si appresta l’upupa sorella, messaggera dei mondi!
Sull’argine dei grandi guadi, dai quali scruta, nel vallo
che diverge i fiumi, con occhi di pietra forata, sotto i soli rotondi
che incendiano come grandi creste di gallo.

Chi vede, ancora, le piume di un giorno d’ambra?
Tutto permane e va, per mano dell’angelo
biondo. Tre serpi di muta nera – scavate nell’ombra
un lume d’oro e il sangue delle vesti. Chi oltrepassa quel velo?

V. E libere e nude e sprezzanti vagano le foglie

E libere e nude e sprezzanti vagano le foglie
in un cerchio mistico solo intravisto dagli occhi
e scorrono, inerpicati sui monti, sentieri e vie;
e suoni vengono, e respiri, e fuochi.

E ninfe libere dalla pelle consunta
danzano una danza antica, dimenticata.
Lungo la serpe dei boschi: chi è il poeta?
Il sacro bastone d’acero, la verga disseminata

d’enigmi è il poeta: non si osi così avvicinarla!,
poiché interminato, ancora, è il viaggio.
La porta che vedi è solo un oracolo:
è caverna di stagni, è ombra, è lampada di buio.

Non è la fine ciò che vai cercando – errante,
l’infanzia è: che risvegli il mondo sopito,
l’uovo d’oro. Non dispiegare le vele, e aperte.
Poeta, rapsodo, uomo: il viaggio tuo è a ritroso.

VI. Artemisia _ guarigione

Cattedrali di segni dimorano nell’oscurità
dei boschi, in essi s’addentra la mente con passo
furtivo, come una cerva -sacra- che odori di parto,
e dove, tra i muschi rinnovati nell’abisso

dei prati, sonnolente riposano le artemisie.
Ovunque vaghi il cuore, sempre un oracolo!
Sempre un seme!, che l’orrore pieghi delle cose
terrene; palpebre di ruscelli, su cui errano poiane in volo.

Voci antiche, arcane, sinfonie degli astri
giungono da chissà quali luoghi d’incanto,
dove l’anima giace ai suoi rimedi amari, ai vasti
languori dei giorni. In essi si perpetua il canto!

Ameremo i campi, le verdi distese di marzo,
udiremo il fugace tramonto dei secoli ed il petto
di allodola di ogni perpetua alba! Nel bagliore di quarzo
che perdura, saremo pura veggenza, radici d’orizzonte.

VII. Anemone o fiore di stella

La vita: questa breve e desolata primavera
d’anime, per cui si vaga in cammino seguendo
lunghi sentieri, tra perdute selve, simili a radici del selvaggio.
Un sole d’erba: fraterno, di sangue, ne accompagna il passo.

Il luminoso giugno è aria di miele – impastata d’odore,
è il respirare, come cani sciolti, l’infanzia del mondo.
Qui non scava la parola con le sue vanghe d’oblio
e tutto è canto, di gole, tra i resti di un fuoco già arso.

Ed io mi prostro, sottomesso a questo verso
e ascolto la pace che mi porta il vento, il suono che è dio
attraverso mute rocce; e l’impetuosa luce che esplodendo
sospinge il miraggio di un sogno e schiude un fiore.

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