Silvia Margaria | Irene Pittatore. Alleanze, assonanze, alterazioni

Un progetto di CARLA IACONO
a cura di Livia Savorelli

Special Guests: Silvia Margaria | Irene Pittatore

Alleanze, assonanze, alterazioni

Presentazione della restituzione della residenza
sabato 28 marzo 2026 ore 17

Il primo appuntamento del 2026 de Il giardino di Yoshimasa – il sesto innesto a partire dall’inaugurazione del progetto nell’agosto 2024 – si terrà sabato 28 marzo alle ore 17 alla Casa del Sole di Ceranesi (GE).
Come nei precedenti innesti creativi, il dialogo si svolgerà a più voci, creando dialoghi e connessioni che, durante la settimana di residenza, insieme con Carla Iacono, artista ideatrice del progetto e padrona di casa, e con la curatrice Livia Savorelli, contribuiranno a far vivere il giardino come “microcosmo” creativo in cui “l’alleanza” e la collaborazione con il giardino stesso suggelleranno un punto d’incontro tangibile tra creatività artistica e natura.
Le artiste scelte per la prima residenza dell’anno sono Silvia Margaria e Irene Pittatore, i cui progetti pensati per Il giardino di Yoshimasa sono accomunati da una visione sinergica in cui proprio il giardino, con i suoi elementi e le sue dinamiche, diventa co-autore dei lavori che verranno realizzati.
Le progettualità sviluppate da Margaria con Go / No-Go (Garden Test) e da Pittatore con Herbaria frigida (haec ornamenta mea) saranno presentate al pubblico nell’evento di restituzione, dal titolo Alleanze, assonanze, alterazioni, che si terrà sabato 28 marzo alle ore 17.

Carla Iacono presenta

Alleanze, assonanze, alterazioni
a cura di Livia Savorelli
evento di restituzione della residenza di Silvia Margaria e Irene Pittatore

sabato 28 marzo 2026 ore 17

Casa del Sole 
via San Bernardo 5, Ceranesi (GE)

Info: info@ilgiardinoyoshimasa.it 
www.ilgiardinoyoshimasa.it

SILVIA MARGARIA
il progetto di residenza per Il giardino di Yoshimasa:
Go / No-Go (Garden Test)

Il progetto di Silvia Margaria si sviluppa attraverso un processo sperimentale che mette in dialogo fotografia, natura e imprevedibilità. Alcuni rullini in pellicola sono stati collocati per alcune settimane nel giardino di Ceranesi: esposto alle condizioni ambientali, al passaggio del tempo e alle trasformazioni del luogo, il materiale fotosensibile attraversa una fase di latenza e di alterazione, accumulando tracce, deterioramenti e modificazioni che non possono essere pienamente previsti o governati. In questa sospensione iniziale, il rullino diventa un dispositivo sottoposto a una verifica silenziosa, a una soglia di funzionamento incerta, una condizione che il progetto sintetizza nel titolo Go / No-Go (Garden Test), richiamando i protocolli di controllo propri dei processi industriali e fotografici.
Le pellicole, utilizzate poi per eseguire scatti nel giardino, una volta sviluppate riveleranno ciò che la natura ha impresso sui fotogrammi, mettendo in relazione l’intenzione umana con le forze imprevedibili del contesto. Accettare l’imprevisto e il fallimento non è qui un accidente, ma parte integrante del progetto: una metafora della natura stessa, di cui la fotografia diventa manifestazione, oltre che testimonianza.
Le immagini che ne derivano sono quindi il risultato di un incontro tra gesto, tempo, materia e ambiente: le tracce, le macchie e le deformazioni non appaiono come errori, ma come segni di un percorso, testimonianze di trasformazioni che entrano a far parte del linguaggio visivo. Il giardino emerge così non come soggetto da documentare, ma come campo di forze, luogo attivo di trasformazione e di co-autorialità.

IRENE PITTATORE
il progetto di residenza per Il giardino di Yoshimasa:
Herbaria frigida (haec ornamenta mea)

In occasione della residenza a Ceranesi, l’artista ha deciso di dedicare un tempo di riflessione e pratica al progetto Herbaria frigida (haec ornamenta mea), già sperimentato in diversi contesti, qui declinato a partire dalle piante officinali e velenose presenti nel Giardino di Yoshimasa. 
Gli herbaria frigida sono ornamenti effimeri in ghiaccio creati per contenere elementi vegetali raccolti in parchi, orti, boschi e interstizi urbani e avviare una loro catalogazione.
Il progetto si articola in una serie fotografica e in brevi video; nasce da una riflessione sulle cose non dette, su ciò che non diventa sillaba o gesto e affonda nella memoria del corpo. 
Questi ornamenti in ghiaccio, architetture labili per un corpo-archivio di silenziamenti e occlusioni, sembrano eludere controllo e sorveglianze, progressivamente rilasciando ciò che si annida al loro interno. Una lacrimazione minerale in forma di elenco, lontana dal volto.
Tale riflessione si era già aperta a una prima sperimentazione a Torino e Berlino nel 2023 e sulle Préalpes d’Azur nel 2025, dando origine ad alcune tracce video-fotografiche raccolte sotto il titolo Festina lente (Expiring Jewels). Questa fase di elaborazione si è svolta in dialogo con la psicologa Raffaella Bortino, la formatrice Isabelle Demangeat, il curatore Pedro Medina, la botanica Veronique Mure e un gruppo di studiose delle Università di Brest, Aix-Marseilles e Nizza: le sociologhe Nicole Roux e Sylvette Denèfle, la storica Karine Lambert. 
Herbaria frigida si propone di esplorare immaginari e narrazioni consolidate che istituiscono assonanze fra il femminile e il vegetale (jeunes filles en fleurs, madre natura, …) addensandosi in particolare intorno ai temi della fragilità, della grazia e della bellezza, della fertilità, della decorazione e della cosmesi. Luoghi comuni che sono sintomo e conseguenza di posture misogine ed estrattive, con imponenti conseguenze culturali, ambientali ed economiche, alle quali provare a offrire alternative e suggestioni.
Herbaria frigida significa «erbari freddi». In italiano, come anche in francese, frigida è usato per indicare, spesso con disprezzo, una donna che non prova piacere sessuale: ambiguità, secondo l’artista, pertinente con il progetto. Il sottotitolo «Haec ornamenta sunt mea» (questi sono i miei gioielli) accenna invece alla frase che Valerio Massimo attribuisce a Cornelia, nota per la sobrietà e per le doti educative. Cornelia così rispose, indicando i suoi due figli, a una matrona campana che le mostrava i suoi magnifici gioielli.

Il giardino di Yoshimasa

Il giardino di Yoshimasa è l’ultimo progetto in ordine di tempo di Carla Iacono e prende vita in un luogo particolarmente caro all’artista: la Casa del Sole di Ceranesi, in provincia di Genova, è infatti da molti anni il luogo di vita e lavoro della Iacono. 
Un luogo di cura e amore che drammaticamente nel 2021 è stato attraversato dal grande dolore della perdita, a seguito della prematura scomparsa dell’adorato marito Guido.
Da qui l’idea di trasformare quello che in precedenza era stato un orto, in un hortus conclusus, realizzato con la collaborazione dell’architetto paesaggista Andrea Castagnaro: quattro aiuole contrapposte collocate intorno a una fontana di cemento dalla forma tondeggiante da cui fuoriesce l’acqua (nel suo significato simbolico di rigenerazione e rinascita), in cui – assecondando i ritmi delle stagioni e rimandi filosofici, alchemici e spirituali – si alternano piante officinali e piante velenose, piante con fiori verdi e piante con fiori neri, sottolineando così la dicotomia vita/morte, speranza/disperazione. Un luogo per lenire le ferite, per trasformare il dolore della perdita in un humus rigenerante l’anima e il corpo, un luogo che funga da collante di relazioni umane e professionali, riconnettendo menti creative accomunate da affinità poetiche e stilistiche.
Ne Il giardino di Yoshimasa la rigenerazione viene evocata anche attraverso il dialogo e la collaborazione creativa, il giardino diviene così anche luogo di accoglienza e di ascolto dell’altro, elemento di riflessione per dar vita a importanti “innesti creativi”, scambi intellettuali volti a realizzare progettualità site-specific e interventi a quattro mani, attraverso residenze, performance, letture e incontri. La direzione artistica del progetto è affidata alla curatrice Livia Savorelli

Il 30 agosto 2024 è stato presentato il progetto generale de Il giardino di Yoshimasa e i risultati del primo innesto creativo con l’artista Armida Gandini che ha realizzato l’opera site-specific LIBRI D’INCIAMPO. Il secondo innesto creativo (19 ottobre 2024), ha visto protagonista la performer e arte terapeuta Mona Lisa Tina con la performance NON TI SCORDAR DI ME, in dialogo con Helene Fall. Nel terzo innesto (1 marzo 2025) le artiste Laura Lambroni e Narda Zapata, nell’ambito dei rispettivi progetti METAMORFOSI e Grani d’Argento, hanno realizzato due performance basate sull’importanza del rituale come processo di profonda trasformazione e rigenerazione. La quarta progettualità (21 giugno 2025) ha visto gli artist* Cinzia Battagliola con Relazioni botaniche e Alessandro Giampaoli in dialogo poetico con Loris Ferri, con il progetto e l’impetuosa luce che esplodendo sospinge il miraggio di un sogno e schiude un fiore, accomunati da una visione sinergica in cui le connessioni tra esseri umani e piante richiamano relazioni archetipiche e ancestrali. Infine, il quinto innesto (30 agosto 2025), che ha coinciso con il compleanno del giardino, ha visto protagonisti gli artist* Vanni Cuoghi, Cesare Galluzzo e Asako Hishiki che, con i rispettivi progetti HERBARIA MISTERICA: trattato su piante improbabili, -tomie di una deriva e Fubako 文箱 – Le scatole in cui si depone il cuore, hanno trasformato le dicotomie del giardino, metafora della vita, in lavori potenti dalla forte impronta immaginativa.
In parallelo agli Innesti creativi, il 29 novembre 2025Il giardino di Yoshimasa ha inaugurato una nuova tipologia di esperienze, i Florilegi, realizzati in collaborazione con artisti genovesi e realtà locali. Il primo florilegio ha presentato un progetto di Alberto Cerchi, Teatrum Botanicum. Ludi chartarum et musicarum, artes magicae, scripta, insecta, che ha trasformato il giardino in una sorta di personale Wunderkammer, coinvolgendo altri artist* visuali e musicali: Sonia Soffritti, Homeyra Hosseini e Zoe Amato, con opere basate sul disegno, calligrafia e scenografia, e Stefano Bertoli con Erica Volta per una declinazione musicale del giardino.

NOTE BIOGRAFICHE

CARLA IACONO

Carla Iacono vive e lavora a Genova, utilizzando diversi media tra cui fotografia, collage e installazione. Il suo lavoro, incentrato sui temi del corpo e della metamorfosi, analizza principalmente il delicato periodo dell’adolescenza e i suoi “riti di passaggio”, visti come straordinario momento di crescita in cui si colloca lo sforzo per raggiungere la propria identità. La presenza costante di elementi autobiografici, come l’utilizzo della figlia come soggetto, ne enfatizzano la rappresentazione e la rendono simbolo concreto del delicato percorso che, tra dubbi ed ansie, conduce ogni adolescente alla maturità.
Aperta alle contaminazioni tra media, nei lavori fotografici più recenti Carla Iacono inserisce elementi a collage di grande valore simbolico e li accosta ad installazioni che richiamano mondi onirici e surreali, realizzando lavori colti e ricchi di riferimenti a pittura, letteratura e cinema.
Affascinata dalle contaminazioni tra immagini e testi, ha pubblicato vari libri illustrati con fotografie e collage. I suoi lavori sono pubblicati in numerosi cataloghi di esposizioni in Italia e all’estero e sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Musinf (Museo d’Arte Moderna dell’Informazione e della Fotografia) di Senigallia, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce e Il Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo a Genova.

SILVIA MARGARIA

Silvia Margaria (1985) vive e lavora a Torino.Dopo la laurea in Pittura passa tre anni all’archivio film della Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino, nel settore ispezione e catalogazione pellicole. La sua metodologia di lavoro dà importanza al dialogo e alla partecipazione con altre tracce visive, tenendo conto del rapporto tra gli opposti, intesi come tensioni compresenti, dell’esperienza di relazione con la memoria, della complessità del rapporto tra uomo e ambiente.
Tra le mostre personali si segnalano: Bandite, Special Project Festival Connexxion, Savona – 2024; Spazi Neonati, site-specific project, Reparto TIN Ospedale Sant’Anna di Torino – 2022 (a cura di Arteco); Anthologìa. Cinque donne per i diritti e l’emancipazione, Polo del ‘900, Torino – 2022; La natura (non) ama nascondersi, CUBO Condividere Cultura, Bologna – 2021. 
Tra le mostre collettive si citano: Tessere memoria, Galleria Zamagni, Rimini – 2025; Portraits, A Pick Gallery, Torino – 2024; Blu Policromo, A Pick Gallery, Torino – 2023; Weather Report, Galerie Hartwich, Sellin auf Rügen, Germania – 2018; Punctum. Working Papers, Serra Bioclimatica, Grattacielo Intesa Sanpaolo, Torino – 2016; Dreamers. L’interpretazione dei sogni, Museo Ettore Fico, Torino – 2016. 
Ha fatto parte di Progetto Diogene ed è co-fondatrice di Progetti Specifici.

IRENE PITTATORE

Irene Pittatore (1979, Torino) vive e lavora tra Torino, Berlino e Thorenc. Artista, performer, giornalista pubblicista, adotta strumenti visivi, narrativi e partecipativi per sviluppare opere che riflettono su emarginazione, discriminazione e i loro sintomi, in prospettiva femminista e intersezionale. I suoi progetti, dedicati alla violenza di genere (Monumenta Italia, L’amavo troppo e le ho sparato), alla diversità e all’inclusione (You as me / Nei panni degli altri), all’emergenza abitativa (Homeless heroines), alla body positivity (Floating portraits), si sviluppano in dialogo con musei, festival, gallerie, organizzazioni non profit e istituzioni, come le Università di Torino, Aix-Marseille, Nizza e Brest, Camera – Centro Italiano per la Fotografia, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Museo di Fotografia Contemporanea, Es Baluard-Museu d’Art Modern i Contemporani (Palma di Maiorca), Capacete (Rio de Janeiro, San Paolo), Festival Jeu de l’Oie (MUCEM, Aix-Marseille Université), Festival OVNI.

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