Roberto Ghezzi | Ilaria Margutti. Di tracce, sedimenti e memorie incarnate

Un progetto di CARLA IACONO
a cura di Livia Savorelli

Special Guests: Roberto Ghezzi | Ilaria Margutti

Di tracce, sedimenti e memorie incarnate

Presentazione della restituzione della residenza
sabato 29 luglio 2026 ore 19

 

La programmazione per il 2026 de Il giardino di Yoshimasa prosegue con l’ottavo innesto creativo a cura di Livia Savorelli – con protagonist* gli artist* Roberto Ghezzi e Ilaria Margutti – che sarà presentato al pubblico sabato 29 agosto alle ore 19 alla Casa del Sole di Ceranesi (GE).
Un momento particolarmente significativo che coincide con i due anni de Il giardino di Yoshimasa, inaugurato il 30 agosto 2024 e che, nel frattempo, si è arricchito di nuovi spazi di meditazione ed installazione.
Elemento comune ai due artisti toscani ospiti nella prossima residenza, che trova una rappresentazione efficace nella storia del giardino, è l’elemento della stratificazione, intesa come sedimentazione continua di azioni fisiche e simboliche, attuate da chi di questo luogo si prende cura quotidianamente. Così il giardino diventa “costruzione temporale complessa”, generatrice di nuove memorie, e ogni elemento botanico che qui trova la sua dimora diviene la porta di ingresso in un microcosmo dove giardino reale e giardino interiore si fondono.

Carla Iacono presenta

Di tracce, sedimenti e memorie incarnate
a cura di Livia Savorelli
evento di restituzione della residenza di Roberto Ghezzi e Ilaria Margutti

sabato 29 agosto 2026 ore 19

Casa del Sole
via San Bernardo 5, Ceranesi (GE)

Info: info@ilgiardinoyoshimasa.it
www.ilgiardinoyoshimasa.it

 

ROBERTO GHEZZI
il progetto di residenza per Il giardino di Yoshimasa:
Il giardino del tempo

La stratificazione non è solo un fenomeno geologico, ma una condizione dell’esistenza. Il paesaggio, come l’animo umano, non si dà mai in superficie: è sempre il risultato di depositi successivi, di accumuli lenti, di eventi che si sovrappongono senza mai cancellarsi del tutto. Un giardino, apparentemente ordinato e presente, è in realtà una costruzione temporale complessa, dove ogni gesto di cura si innesta su ciò che è già stato, e ogni stagione lascia un residuo che modifica le successive.
In questo senso, il giardino diventa una forma di memoria incarnata. Non conserva il passato come immagine, ma come materia trasformata: ciò che è stato vissuto si deposita, si compatta, si altera. I momenti tragici e quelli luminosi non si distinguono più nettamente, ma convivono come strati eterogenei, talvolta permeabili, talvolta impermeabili, capaci di trattenere o respingere ciò che viene dopo.
Chi custodisce il giardino non ne è esterno. Il suo gesto non è neutro: ogni intervento è già condizionato da una stratificazione interiore che orienta lo sguardo, la cura, la selezione di ciò che deve crescere o essere rimosso. Così, il paesaggio coltivato diventa una proiezione indiretta, mai dichiarata, di un paesaggio interno altrettanto complesso. Non c’è corrispondenza lineare, ma una risonanza: ciò che si accumula nella terra trova un’eco in ciò che si sedimenta nell’animo.
Questo interesse per la stratificazione attraversa da sempre la pratica di Roberto Ghezzi, in particolare nelle naturografie, dove il paesaggio viene già inteso come superficie attraversata da tempi differenti, come luogo di registrazione e sovrapposizione. In esse, l’immagine non è mai unitaria, ma il risultato di una sedimentazione visiva che mette in relazione tracce, presenze e assenze.
Ne Il giardino di Yoshimasa, gli opposti non vengono risolti per eliminazione, ma accolti in una forma capace di contenerli. La tensione tra ordine e impermanenza, tra controllo e abbandono, non scompare: si dispone in una configurazione in cui ogni elemento trova una posizione relativa, contribuendo a un equilibrio che non è statico ma continuamente rinnovato dallo sguardo.
Allo stesso modo, la stratificazione interiore non tende a una sintesi che cancella le differenze, ma a una possibile coesistenza. I periodi della vita, anche quelli inconciliabili, possono trovare una forma di prossimità, una giustapposizione che non nega il conflitto ma lo trasforma in relazione. In questa prospettiva, il giardino diventa il luogo in cui il tempo, invece di frammentarsi, si dispone in una composizione: un’armonia che non nasce dalla purezza, ma dall’accoglienza delle sue dissonanze.
In continuità con questa ricerca, il lavoro di Ghezzi per l’occasione si orienterà verso l’uso della fotografia a multipla esposizione, come dispositivo capace di restituire in modo immediato la logica della sovrapposizione e della stratificazione, alla ricerca di un’armonia formale che possa ristabilire un equilibrio (forse solo apparente) delle cose fuori e dentro di noi.

ILARIA MARGUTTI
il progetto di residenza per Il giardino di Yoshimasa:

Otto nomi per un giardino

L’intervento nasce dal desiderio di entrare nel Giardino di Yoshimasa a partire dalla sua struttura simbolica e botanica. Il giardino è già un organismo complesso, che custodisce una storia personale, un tempo di perdita, una pratica di cura, ma anche la possibilità continua di generare nuovi incontri e nuove forme di memoria.
Le otto piante scelte da Carla Iacono (elleboro, aconito, artemisia, primula veris, datura, calla, rosa canina, salvia) diventano il punto di accesso a questo microcosmo. Vengono accolte come presenze cariche di risonanze biografiche, simboliche e affettive, oltre che botaniche. Ogni pianta appartiene al giardino reale, ma anche al giardino interiore di chi lo ha immaginato, curato e attraversato.
Il titolo, Otto nomi per un giardino, rimanda dunque a un gesto di avvicinamento: nominare per ascoltare. Nominare le piante significa fermarsi nel loro nome il tempo necessario perché qualcosa si apra. La parola non fissa la cosa in una categoria ma la tiene in sospeso, la lascia risuonare, le chiede di rivelarsi secondo i propri tempi. Le piante diventano otto passaggi attraverso cui il giardino può continuare a raccontarsi, trattenendo ciò che è stato e aprendosi a ciò che può ancora accadere.
Il progetto desidera dare spazio alla sensibilità di Carla e al modo in cui Il giardino di Yoshimasa continua a trasformarsi insieme a lei e agli artisti che lo attraversano. Ogni residenza, ogni innesto creativo, ogni gesto lasciato nel giardino diventa una traccia che si deposita accanto a quelle precedenti, senza cancellarle. Il dolore viene spostato, accolto dentro una forma capace di generare nuove relazioni. Il giardino diventa così un dispositivo di sopravvivenza poetica, un luogo in cui la memoria dolorosa può lentamente aprirsi ad altri ricordi, custodendo la propria verità.
In dialogo con la ricerca di Roberto Ghezzi sulla stratificazione del paesaggio e della memoria, l’intervento della Margutti lavora sul filo come gesto di attraversamento e di tenuta. Se la stratificazione trattiene ciò che il tempo deposita, il ricamo rende visibili le relazioni sottili tra gli strati: tra la pianta e il suo nome, tra il simbolo e la biografia, tra la ferita e la cura, tra la presenza e l’assenza. Il filo indica la possibilità di restare in relazione con ciò che continua a mancare.

Il giardino di Yoshimasa

Il giardino di Yoshimasa è l’ultimo progetto in ordine di tempo di Carla Iacono e prende vita in un luogo particolarmente caro all’artista: la Casa del Sole di Ceranesi, in provincia di Genova, è infatti da molti anni il luogo di vita e lavoro della Iacono. 
Un luogo di cura e amore che drammaticamente nel 2021 è stato attraversato dal grande dolore della perdita, a seguito della prematura scomparsa dell’adorato marito Guido.
Da qui l’idea di trasformare quello che in precedenza era stato un orto, in un hortus conclusus, realizzato con la collaborazione dell’architetto paesaggista Andrea Castagnaro: quattro aiuole contrapposte collocate intorno a una fontana di cemento dalla forma tondeggiante da cui fuoriesce l’acqua (nel suo significato simbolico di rigenerazione e rinascita), in cui – assecondando i ritmi delle stagioni e rimandi filosofici, alchemici e spirituali – si alternano piante officinali e piante velenose, piante con fiori verdi e piante con fiori neri, sottolineando così la dicotomia vita/morte, speranza/disperazione. Un luogo per lenire le ferite, per trasformare il dolore della perdita in un humus rigenerante l’anima e il corpo, un luogo che funga da collante di relazioni umane e professionali, riconnettendo menti creative accomunate da affinità poetiche e stilistiche.
Ne Il giardino di Yoshimasa la rigenerazione viene evocata anche attraverso il dialogo e la collaborazione creativa, il giardino diviene così anche luogo di accoglienza e di ascolto dell’altro, elemento di riflessione per dar vita a importanti “innesti creativi”, scambi intellettuali volti a realizzare progettualità site-specific e interventi a quattro mani, attraverso residenze, performance, letture e incontri. La direzione artistica del progetto è affidata alla curatrice Livia Savorelli
Il 30 agosto 2024 è stato presentato il progetto generale de Il giardino di Yoshimasa e i risultati del primo innesto creativo con l’artista Armida Gandini che ha realizzato l’opera site-specific LIBRI D’INCIAMPO. Il secondo innesto creativo (19 ottobre 2024), ha visto protagonista la performer e arte terapeuta Mona Lisa Tina con la performance NON TI SCORDAR DI ME, in dialogo con Helene Fall. Nel terzo innesto (1 marzo 2025) le artiste Laura Lambroni e Narda Zapata, nell’ambito dei rispettivi progetti METAMORFOSI e Grani d’Argento, hanno realizzato due performance basate sull’importanza del rituale come processo di profonda trasformazione e rigenerazione. La quarta progettualità (21 giugno 2025) ha visto gli artist* Cinzia Battagliola con Relazioni botaniche e Alessandro Giampaoli in dialogo poetico con Loris Ferri, con il progetto e l’impetuosa luce che esplodendo sospinge il miraggio di un sogno e schiude un fiore, accomunati da una visione sinergica in cui le connessioni tra esseri umani e piante richiamano relazioni archetipiche e ancestrali. Infine, il quinto innesto (30 agosto 2025), che ha coinciso con il compleanno del giardino, ha visto protagonisti gli artist* Vanni Cuoghi, Cesare Galluzzo e Asako Hishiki che, con i rispettivi progetti HERBARIA MISTERICA: trattato su piante improbabili, -tomie di una deriva e Fubako 文箱 – Le scatole in cui si depone il cuore, hanno trasformato le dicotomie del giardino, metafora della vita, in lavori potenti dalla forte impronta immaginativa. 
Il primo appuntamento del 2026 ha visto come protagoniste, nel mese di marzo, Silvia Margaria con Go / No-Go (Garden Test) e Irene Pittatore con il progetto Herbaria frigida (haec ornamenta mea). Nel mese di giugno 2026 ha preso vita la residenza di Riccardo Bandiera e Fatma Ibrahimi, il cui evento di restituzione Erbari di confine e Spazi di transito si è tenuto il 4 luglio 2026.
In parallelo agli Innesti creativi, il 29 novembre 2025Il giardino di Yoshimasa ha inaugurato una nuova tipologia di esperienze, i Florilegi, realizzati in collaborazione con artisti genovesi e realtà locali. Il primo florilegio ha presentato un progetto di Alberto Cerchi, Teatrum Botanicum. Ludi chartarum et musicarum, artes magicae, scripta, insecta, che ha trasformato il giardino in una sorta di personale Wunderkammer, coinvolgendo altri artist* visuali e musicali: Sonia Soffritti, Homeyra Hosseini e Zoe Amato, con opere basate sul disegno, calligrafia e scenografia, e Stefano Bertoli con Erica Volta per una declinazione musicale del giardino.

NOTE BIOGRAFICHE

CARLA IACONO

Carla Iacono vive e lavora a Genova, utilizzando diversi media tra cui fotografia, collage e installazione. Il suo lavoro, incentrato sui temi del corpo e della metamorfosi, analizza principalmente il delicato periodo dell’adolescenza e i suoi “riti di passaggio”, visti come straordinario momento di crescita in cui si colloca lo sforzo per raggiungere la propria identità. La presenza costante di elementi autobiografici, come l’utilizzo della figlia come soggetto, ne enfatizzano la rappresentazione e la rendono simbolo concreto del delicato percorso che, tra dubbi ed ansie, conduce ogni adolescente alla maturità. Aperta alle contaminazioni tra media, nei lavori fotografici più recenti Carla Iacono inserisce elementi a collage di grande valore simbolico e li accosta ad installazioni che richiamano mondi onirici e surreali, realizzando lavori colti e ricchi di riferimenti a pittura, letteratura e cinema. Affascinata dalle contaminazioni tra immagini e testi, ha pubblicato vari libri illustrati con fotografie e collage. I suoi lavori sono pubblicati in numerosi cataloghi di esposizioni in Italia e all’estero e sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Musinf (Museo d’Arte Moderna dell’Informazione e della Fotografia) di Senigallia, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce e Il Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo a Genova.

ROBERTO GHEZZI

Tutta la produzione di Roberto Ghezzi (Cortona, 1978) è fondata sul forte interesse per il paesaggio naturale, che, agli inizi, egli indaga sia attraverso la rappresentazione pittorica, che mediante sperimentazioni “sul campo”, a contatto diretto con l’ambiente naturale.
La sua formazione ha avvio all’interno dello studio di scultura di famiglia e si perfeziona all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Inizia ad esporre negli anni Novanta e i suoi esordi sono legati alla pittura.
Nei primi anni 2000 presenta al pubblico opere legate alla suddetta ricerca, maturata negli anni.
Creazioni inedite, che nascono da studi e sperimentazioni su luoghi naturali, spesso incontaminati, e il cui titolo Naturografie© ha in sé il concetto fondante sia del risultato finale, che del processo. Quest’ultimo è parte integrante dell’opera, in un viaggio all’origine del rapporto tra artista e natura, dove il supporto è spazio di comunione tra essi. L’artista crea con la natura, ma, al tempo stesso sovraintende ad ogni fase della creazione: dalla determinazione delle variabili iniziali, al fattore tempo, fino alla forma finale.
L’opera è frutto di un processo inconsueto che si insinua nell’interpretazione del lavoro come momento imprescindibile di analisi. Poiché l’opera “pittorica” non è prodotta direttamente dal gesto dell’artista, bensì da quello della natura, in un’ottica artistico/umanistica ciò che diventa preminente nell’analisi non è tanto la morfologia della tela, quanto piuttosto proprio quell’atto di ritrarsi dalla rappresentazione che compie l’autore. È in questo gesto che risiede la caratura concettuale delle opere di Ghezzi: demandare alla natura la sua stessa rappresentazione per sottrarla in qualche modo all’imposizione parziale e soggettiva del soggetto che la rappresenta. Nella storia del pensiero si è usata la parola Sublime in contrapposizione a quella di Bello per qualificare qualcosa che, invece di essere grazioso, pittoresco e di diletto, investe l’umano di una specie di lacerante dolore per la sgomenta indicibilità della Natura e della sua forza. Nelle tele di Ghezzi il Sublime non è nella tela terminata, ma è in premessa: nell’ammissione di non-rappresentabilità del paesaggio.
Per il valore anche scientifico della sua ricerca ha collaborato con Istituti e Università di ricerca in Italia e all’estero, come il CNR ISP, CNR ISMAR, CNR IOM e ARPA.
www.robertoghezzi.it

ILARIA MARGUTTI

Ilaria Margutti è nata a Modena nel 1971. Vive e lavora a Sansepolcro (AR), dove affianca alla sua pratica artistica l’insegnamento della Storia dell’Arte al Liceo Scientifico.
Nel 1997 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha collaborato con diverse gallerie, tra cui Janinebeangallery (Berlino), MLBhomegallery (Ferrara), Bontadosi ArtGallery (Montefalco, PG), Art Forum (Bologna), Gagliardi Gallery (San Gimignano, SI).
Dal 2007 inserisce il ricamo nelle sue tele, un linguaggio che rappresenta pienamente la sua poetica.
Dal 2011 al 2015, cura progetti per la promozione dell’arte contemporanea presso il Museo Civico di Sansepolcro. Dal 2013, insieme a Laura Caruso, guida CasermArcheologica, un progetto di rigenerazione urbana a base culturale che ha trasformato un edificio storico abbandonato in un centro di sperimentazione artistica contemporanea. CasermArcheologica è promotore della rete nazionale Lo Stato dei Luoghi, dedicata alla rigenerazione culturale. Tra le sue mostre più recenti: Figlie dell’infinito, a cura di Silvia Bonomini, Assemblea Legislativa Regione Emilia Romagna (BO), 2025; Donne del Cielo | da Muse a scienziate, a cura di Natacha Fabbri, Biblioteca Nazionale di Firenze, in collaborazione con il Museo Galileo Galilei (FI), 2024.
www.ilariamargutti.com

Torna in alto