Riccardo Bandiera | Fatma Ibrahimi. Erbari di confine e spazi di transito

Un progetto di CARLA IACONO
a cura di Livia Savorelli

Special Guests: Riccardo Bandiera | Fatma Ibrahimi

Erbari di confine e spazi di transito

Presentazione della restituzione della residenza
sabato 4 luglio 2026 ore 18

 

La programmazione de Il giardino di Yoshimasa prosegue con il settimo innesto creativo a cura di Livia Savorelli – con protagonist* gli artist* Riccardo Bandiera e Fatma Ibrahimi – che sarà presentato al pubblico sabato 4 luglio alle ore 18 alla Casa del Sole di Ceranesi (GE).
Tema centrale, e trait d’union delle progettualità sviluppate nella residenza, è la personale definizione di Erbario, quale strumento di indagine del reale e degli elementi del mondo naturale, declinato dagli artist* ospiti come spazio aperto alla memoria, soggetto a fragilità e caducità ma anche come spazio di attrito, in un tempo sospeso tra passato presente e futuro, dove rimescolare le carte e dar vita a nuove trasformazioni. In piena sintonia con il tema di questo innesto, Carla Iacono, padrona di casa e ideatrice de Il giardino di Yoshimasa, presenta due nuovi lavori del ciclo Eterno ritorno.
Il titolo, mutuato dalla filosofia di Friedrich Nietzsche ma qui interpretato sotto una diversa luce, suggerisce una dimensione emotiva legata alla memoria e alla permanenza nell’affetto e nel ricordo: il legame con le persone care continua a “ritornare” nella vita di chi sopravvive attraverso emozioni e immagini che si ripresentano continuamente ogni volta che se ne evoca il bisogno.
Il lavoro si basa su due immagini scattate dall’amato marito Guido nel giardino della madre dell’artista, sulle quali Iacono è poi intervenuta realizzando un collage digitale. Gli elementi inseriti nelle immagini sono silhouettes di fiori selvatici che la figlia Flora ha recentemente raccolto in Germania (nei boschi della Foresta Nera, luoghi in cui l’artista e l’allora fidanzato Guido si incontravano prima che si ricongiungessero a Genova) ed essiccato costruendo una sorta di erbario emozionale che lenisce, ricuce e piega il fluire del tempo verso una circolarità che richiama altresì il ciclo vitale del giardino attraverso le stagioni. E così, nelle immagini dei dittici, il nero delle silhouettes, che rappresenta simbolicamente la mancanza, in alcuni punti vira verso il rosso e sembra caricarsi di energia vitale.
In tal modo “l’eterno ritorno” diventa metafora per testimoniare un vincolo affettivo che, attraverso le generazioni, il tempo non riesce a spezzare, “sublimando” la mancanza in una presenza costante nella vita di chi resta.

Carla Iacono presenta

Erbari di confine e spazi di transito

a cura di Livia Savorelli
evento di restituzione della residenza di Riccardo Bandiera e Fatma Ibrahimi

sabato 4 luglio 2026 ore 18

Casa del Sole

via San Bernardo 5, Ceranesi (GE)

Info: info@ilgiardinoyoshimasa.it
www.ilgiardinoyoshimasa.it

RICCARDO BANDIERA
il progetto di residenza per Il giardino di Yoshimasa:
We are accidents waitin’ to happen

“I fiori sanno sempre in quale stagione fiorire”
(Lou Ye, Notte di primavera/Spring Fever)

“We are accidents waitin’ to happen” è una serie in progress, caratterizzata da fotografia e mixed media, in cui Riccardo Bandiera, a partire dalla ricca vegetazione del suo giardino, dà vita ad un personale erbario che mette in luce la fragilità della bellezza del mondo vegetale assecondando i ritmi della natura, soprattutto i tempi della fioritura scanditi da luce e temperatura, in un costante alternarsi di rinascite e mutamenti. La scelta stilistica ha accompagnato il naturale fruire del tempo, senza l’istinto tipicamente umano di fermare l’attimo, con l’intento di essere osservatore privilegiato di questo cambiamento che ha provato a restituire in una domanda e non in una risposta. Le  nuove fotografie – alcune delle quali realizzate a partire dall’osservazione delle fioriture de Il giardino di Yoshimasa – con il successivo inserimento di alcuni “piccoli segni di memorie lontane”, sono raffinati still-life che invocano una trasformazione, a partire dal mettere in luce tutte quelle piccole e grandi ferite che caratterizzano il nostro vissuto, come l’arte del kintsugi insegna.
Composizioni minimali ma preziose, in cui le piante di ogni set sono caratterizzate da un portamento armonioso, che evoca il Mono no aware (物の哀れ), il concetto estetico giapponese volto ad esprimere la forte partecipazione emotiva nei confronti della bellezza della natura e della vita umana, con una conseguente sensazione nostalgica legata al suo incessante mutamento.

FATMA IBRAHIMI
il progetto di residenza per Il giardino di Yoshimasa:

Semi d’ombra

Il progetto Semi d’ombra origina da un ricordo dell’infanzia dell’artista, quando rimase colpita osservando il corredo della madre, che la stessa iniziò a ornare sin da giovanissima in vista del suo futuro matrimonio. Ibrahimi ne coglie subito la doppia valenza simbolica: da un lato l’atto femminile del ricamo quale pratica sociale (quasi) obbligata per accompagnare ed accogliere la dimensione coniugale, dall’altro la dimensione intima, domestica, legata alla cura e alla trasmissione generazionale di questi tessuti (lenzuola, tovaglie, coperte, guanciali), materiali carichi di aspettative e significati, legati ad una tradizione tutta al femminile.
Semi d’ombra lavora sul limite di queste due dimensioni: quella del ricordo, a partire dal corredo materno, e quella intima e personale legata all’erbario immaginario dell’artista, popolato da piante ibride e multiformi che interrogano i confini tra naturale e artificiale, possibile e impossibile.
Ibrahimi innesta su questi tessuti, densi di memorie personali e collettive, filo e spine. Incombere, gravare, eccedere, per trasformare la superficie tessile in uno spazio trasformativo dove rielabora riti, credenze e tradizioni, alimentando organismi inquieti che evocano insieme il corpo e la natura, radici e vene, fragilità e resistenza. Nessuna di queste gestualità legate al ricamo (con ingombri sproporzionati e presenze minacciose come spine e protuberanze) nasce con la finalità di abbellire l’oggetto ma, al contrario, per trasformare il riposo e il convivio in spazi di attrito, di tensione e riflessione.
Questi tessuti diventano così un giardino sospeso, un corredo che non custodisce più promesse di continuità ma interrogativi sul futuro. Semi d’ombra si configura allora come una riflessione sul corredo, simbolo di un destino femminile già tracciato, inteso non come continuità rassicurante ma come spazio di possibilità su cui imprimere nuove tracce.

Il giardino di Yoshimasa

Il giardino di Yoshimasa è l’ultimo progetto in ordine di tempo di Carla Iacono e prende vita in un luogo particolarmente caro all’artista: la Casa del Sole di Ceranesi, in provincia di Genova, è infatti da molti anni il luogo di vita e lavoro della Iacono. 
Un luogo di cura e amore che drammaticamente nel 2021 è stato attraversato dal grande dolore della perdita, a seguito della prematura scomparsa dell’adorato marito Guido.
Da qui l’idea di trasformare quello che in precedenza era stato un orto, in un hortus conclusus, realizzato con la collaborazione dell’architetto paesaggista Andrea Castagnaro: quattro aiuole contrapposte collocate intorno a una fontana di cemento dalla forma tondeggiante da cui fuoriesce l’acqua (nel suo significato simbolico di rigenerazione e rinascita), in cui – assecondando i ritmi delle stagioni e rimandi filosofici, alchemici e spirituali – si alternano piante officinali e piante velenose, piante con fiori verdi e piante con fiori neri, sottolineando così la dicotomia vita/morte, speranza/disperazione. Un luogo per lenire le ferite, per trasformare il dolore della perdita in un humus rigenerante l’anima e il corpo, un luogo che funga da collante di relazioni umane e professionali, riconnettendo menti creative accomunate da affinità poetiche e stilistiche.
Ne Il giardino di Yoshimasa la rigenerazione viene evocata anche attraverso il dialogo e la collaborazione creativa, il giardino diviene così anche luogo di accoglienza e di ascolto dell’altro, elemento di riflessione per dar vita a importanti “innesti creativi”, scambi intellettuali volti a realizzare progettualità site-specific e interventi a quattro mani, attraverso residenze, performance, letture e incontri. La direzione artistica del progetto è affidata alla curatrice Livia Savorelli

Il 30 agosto 2024 è stato presentato il progetto generale de Il giardino di Yoshimasa e i risultati del primo innesto creativo con l’artista Armida Gandini che ha realizzato l’opera site-specific LIBRI D’INCIAMPO. Il secondo innesto creativo (19 ottobre 2024), ha visto protagonista la performer e arte terapeuta Mona Lisa Tina con la performance NON TI SCORDAR DI ME, in dialogo con Helene Fall. Nel terzo innesto (1 marzo 2025) le artiste Laura Lambroni e Narda Zapata, nell’ambito dei rispettivi progetti METAMORFOSI e Grani d’Argento, hanno realizzato due performance basate sull’importanza del rituale come processo di profonda trasformazione e rigenerazione. La quarta progettualità (21 giugno 2025) ha visto gli artist* Cinzia Battagliola con Relazioni botaniche e Alessandro Giampaoli in dialogo poetico con Loris Ferri, con il progetto e l’impetuosa luce che esplodendo sospinge il miraggio di un sogno e schiude un fiore, accomunati da una visione sinergica in cui le connessioni tra esseri umani e piante richiamano relazioni archetipiche e ancestrali. Infine, il quinto innesto (30 agosto 2025), che ha coinciso con il compleanno del giardino, ha visto protagonisti gli artist* Vanni Cuoghi, Cesare Galluzzo e Asako Hishiki che, con i rispettivi progetti HERBARIA MISTERICA: trattato su piante improbabili, -tomie di una deriva e Fubako 文箱 – Le scatole in cui si depone il cuore, hanno trasformato le dicotomie del giardino, metafora della vita, in lavori potenti dalla forte impronta immaginativa.
Il primo appuntamento del 2026 ha visto come protagoniste, nel mese di marzo, Silvia Margaria con Go / No-Go (Garden Test) e Irene Pittatore con il progetto Herbaria frigida (haec ornamenta mea).
In parallelo agli Innesti creativi, il 29 novembre 2025Il giardino di Yoshimasa ha inaugurato una nuova tipologia di esperienze, i Florilegi, realizzati in collaborazione con artisti genovesi e realtà locali. Il primo florilegio ha presentato un progetto di Alberto Cerchi, Teatrum Botanicum. Ludi chartarum et musicarum, artes magicae, scripta, insecta, che ha trasformato il giardino in una sorta di personale Wunderkammer, coinvolgendo altri artist* visuali e musicali: Sonia Soffritti, Homeyra Hosseini e Zoe Amato, con opere basate sul disegno, calligrafia e scenografia, e Stefano Bertoli con Erica Volta per una declinazione musicale del giardino.

NOTE BIOGRAFICHE

CARLA IACONO

Carla Iacono vive e lavora a Genova, utilizzando diversi media tra cui fotografia, collage e installazione. Il suo lavoro, incentrato sui temi del corpo e della metamorfosi, analizza principalmente il delicato periodo dell’adolescenza e i suoi “riti di passaggio”, visti come straordinario momento di crescita in cui si colloca lo sforzo per raggiungere la propria identità. La presenza costante di elementi autobiografici, come l’utilizzo della figlia come soggetto, ne enfatizzano la rappresentazione e la rendono simbolo concreto del delicato percorso che, tra dubbi ed ansie, conduce ogni adolescente alla maturità. Aperta alle contaminazioni tra media, nei lavori fotografici più recenti Carla Iacono inserisce elementi a collage di grande valore simbolico e li accosta ad installazioni che richiamano mondi onirici e surreali, realizzando lavori colti e ricchi di riferimenti a pittura, letteratura e cinema. Affascinata dalle contaminazioni tra immagini e testi, ha pubblicato vari libri illustrati con fotografie e collage. I suoi lavori sono pubblicati in numerosi cataloghi di esposizioni in Italia e all’estero e sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Musinf (Museo d’Arte Moderna dell’Informazione e della Fotografia) di Senigallia, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce e Il Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo a Genova.

RICCARDO BANDIERA

Riccardo Bandiera è nato nel 1973 a Imperia, in Liguria, e vive a due passi dal mare. Ha scoperto la fotografia per caso, dopo studi tecnici ed aver lavorato come ingegnere. Da diversi anni lavora come fotografo freelance, alternando lavori commerciali e mostre d’arte. Oggi si considera un artista visivo, che trova la sua dimensione utilizzando principalmente la macchina fotografica, abbracciando tecniche pittoriche e interventi materici. Il suo lavoro, intriso di elementi naturali, trasmette un forte senso di malinconia essendo fortemente legato alla memoria e all’estetica effimera della natura. Ha esposto a Barcellona, Bruxelles, Arles, Torino, Genova, Roma e Milano, in mostre collettive e personali. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e, nel 2016, ha vinto la Biennale di Salerno con il progetto “Anedonia”. È autore del libro fotografico “Essenze Invisibili”, un progetto artistico su tre bambini con disturbi dello sviluppo neurologico. Tra il 2022 e il 2026 ha tenuto alcune mostre personali, alla YAH Factory di Milano (nel 2022), a Torino con la galleria Febo & Dafne (nel 2023), alla Sant’Agostino Casa d’Aste (nel 2024) e da Feat. House (nel 2026), quindi a Pompei da Habita79 (2025) e a Milano presso la Ticinese Art Gallery con la quale ha avviato una collaborazione che lo ha portato ad esporre in alcune città italiane in occasione di fiere d’arte. www.riccardobandiera.com

FATMA IBRAHIMI

Fatma Ibrahimi nasce a Durrës, in Albania, dove intraprende il suo percorso artistico attraverso lo studio del pianoforte, iniziato all’età di sei anni. Nel 1997 si trasferisce in Italia e prosegue i suoi studi musicali al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro. Contemporaneamente nutre una forte passione per il disegno, la pittura e le arti figurative, che in seguito verranno elette veicolo ideale della propria ricerca espressiva. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Urbino in Pittura, vive e lavora a Jesi (AN). È stata premiata in diversi concorsi d’arte: nel 2022 è la vincitrice della sezione Illustrazione e Grafica della Biennale MArteLive Italia con il progetto “Giardini”. Nel 2024 vince il Premio Sulmona (sezione Accademia) con l’opera Neraria-Herbarium 2020-2024 in progress. Nel 2024 partecipa alla collettiva Chiamata alle Arti 2021-2024 presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York. Nel 2025 è vincitrice del Premio del Pubblico Comel e finalista all’Exibart Prize. Nello stesso anno si aggiudica l’ADEMA Residency and Acquisition Award nell’ambito della University Art Biennial di Palma di Maiorca. La ricerca di Fatma esplora natura, paesaggio, corpo e identità, con particolare attenzione alla dimensione femminile. Le sue figure nascono nel nostro mondo tecnologizzato, dove natura e artificio si intrecciano tra reale e irreale, possibile e impossibile, simbolico e narrativo. Attraverso riferimenti agli erbari alchemici, all’iconografia classica e alla cultura visiva contemporanea, il suo percorso è concepito anche come uno strumento per esorcizzare e rielaborare accadimenti personali. Le sue suggestioni floreali dialogano con una realtà parallela e immaginaria sfruttando le potenzialità segniche e formali che l’organismo vegetale ospita correlandosi con tratti del mondo umano, animale, minerale, artificiale. Le sue piante si muovono come simboli erranti, incorporando segnature estranee e assumendo nuovi contorni. Questi “semi visivi” vengono raccolti dal suo lavoro nella riscrittura di un percorso imprevedibile, dando luogo all’invenzione di specie figurative ibride e dense di suggestioni affettive e concettuali, che afferiscono all’idea di relazioni e coesistenze sempre più inscindibili tra oggetti naturali e artefatti umani.

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