Un progetto di CARLA IACONO
a cura di Livia Savorelli
Special Guests: Laura Lambroni | Narda Zapata
Rituali, simboli e magie
Presentazione della restituzione della residenza
sabato 1 marzo 2025 ore 17

Il primo appuntamento del 2025 de Il giardino di Yoshimasa – il terzo episodio a partire dall’inaugurazione del progetto nell’agosto 2024– si terrà sabato 1 marzo alle ore 17 alla Casa del Sole di Ceranesi (GE). Con questo nuovo ciclo di innesti creativi, il dialogo diviene a tre voci, arricchendo il luogo con l’humus creativo ed umano di due artistə che, in un periodo di residenza di una settimana, vivranno il luogo e condivideranno momenti di quotidianità con Carla Iacono, artista ideatrice del progetto e padrona di casa, e con la curatrice Livia Savorelli, lavorando ad opere ispirate ai temi de Il giardino di Yoshimasa: arte come cura, rigenerazione, strumento di connessione umana e intellettuale.
Le artiste scelte per la prima residenza dell’anno, che si terrà l’ultima settimana di febbraio, sono Laura Lambroni e Narda Zapata, artiste accomunate da una poetica affine e convergente, basata sull’importanza del rituale come processo di profonda trasformazione e rigenerazione.
Le due progettualità sviluppate da Lambroni (con METAMORFOSI) e da Zapata (con Grani d’argento) saranno presentate al pubblico nell’evento di restituzione, dal titolo Rituali, simboli e magie, che si terrà sabato 1 marzo alle ore 17.
Carla Iacono presenta
Rituali, simboli e magie
a cura di Livia Savorelli
evento di restituzione della residenza di Laura Lambroni e Narda Zapata
sabato 1 marzo 2025 ore 17
Casa del Sole
via San Bernardo 5, Ceranesi (GE)
Info: info@ilgiardinoyoshimasa.it
www.ilgiardinoyoshimasa.it
LAURA LAMBRONI
il progetto di residenza per Il giardino di Yoshimasa: METAMORFOSI
Il progetto Metamorfosi, concepito da Laura Lambroni per Il giardino di Yoshimasa, mette in relazione il giardino con l’immaginario e i rituali della Psicomagia di A. Jodorosky e della psicologia archetipica di J. Hillman. Metamorfosi prevede un’installazione “site-specific” che verrà realizzata nel giardino in forma performativa e l’esposizione di alcuni lavori inediti.
L’installazione è ispirata alla Psicomagia di Alejandro Jodorowsky, drammaturgo, regista, scrittore e artista poliedrico cileno naturalizzato francese. La Psicomagia è una pratica terapeutica che fonde la saggezza sciamanica del Centro America con le provocazioni e l’assurdità dell’arte surrealista e dadaista. Si tratta di un percorso di guarigione che va oltre la logica e l’intelletto, esplorando il profondo legame tra simbolismo, emozione e inconscio. Nell’installazione le spine di rosa, create con terra d’argilla, diventano il simbolo del dolore, della sofferenza e delle cicatrici interiori che ciascuno di noi porta dentro di sé. Ma la rosa, come l’arte stessa, è anche un simbolo di bellezza e di trasformazione. Le spine vengono così affidate alla terra, accompagnate dal miele, un altro simbolo di dolcezza e guarigione. L’atto psicomagico consiste nel permettere che sia la terra stessa ad “assorbire” il dolore e a trasformarlo, attraverso un gesto simbolico che libera l’individuo dalla sofferenza, purificando e rigenerando la sua energia interiore.
Questa installazione non è solo una proposta visiva, ma un invito a partecipare a un processo di trasformazione profonda. L’arte, in questo contesto, diventa un potente strumento di cura, dove il simbolo e l’atto rituale si intrecciano per offrire una nuova prospettiva sulla sofferenza e sulla guarigione.
Il progetto include poi l’esposizione del trittico Metamorfosi, ispirato alla “psicologia archetipica” di James Hillman, psicoanalista, saggista e filosofo statunitense, secondo il quale la psicologia dovrebbe evolversi oltre il suo “riduzionismo” presente ed abbracciare teorie che riguardano più specificatamente lo sviluppo umano, nell’ambito delle quali gli archetipi vengono ridefiniti come “i modelli più profondi del funzionamento psichico”.
L’opera rappresenta un dialogo diretto con l’inconscio, un atto poetico che mira alla trasformazione del dolore e all’intero processo di guarigione, fino a giungere alla luce.
Da sempre appassionata della psicologia archetipica di James Hillman, la cui teoria afferma che il corpo e il mondo sono interni alla psiche, l’approccio che l’artista propone è quello dell’esplorazione e dell’osservazione dei luoghi e delle persone che abitano il sogno. Solo così è possibile familiarizzare con loro e conoscerli.
Nelle profondità di quei luoghi, la visione letteralistica della vita e del mondo, che ci circonda e ci impregna, è invitata a morire, per dare spazio a una nuova prospettiva. Questo nuovo punto di vista potrà aprire l’Io a una vita in cui l’anima, nelle profondità delle sue stanze segrete, custodirà il vero senso dell’esistenza.
Nell’opera si identifica così una fase suddivisa in tre compartimenti, che simboleggiano le stanze dell’inconscio. Ciascuna “stanza” è realizzata in argilla, e contiene elementi simbolici che dialogano con Il giardino di Yoshimasa, come il ramo di cisto, pianta apparentemente fragile ma in realtà fortissima e resiliente, che possiede numerosissime proprietà curative (nel libro della Genesi viene descritta come la Panacea di tutti i mali) ed è ricca di significati simbolici.
NARDA ZAPATA
il progetto di residenza per Il giardino di Yoshimasa: GRANI D’ARGENTO
Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
Grani d’argento, l’intervento che Narda Zapata ha ideato per Il giardino di Yoshimasa, ha una duplice valenza, legandosi da una parte al permanente e dall’altra all’effimero.
La prima parte dell’intervento consiste nel collocare nella zona quadripartita del giardino, uno di fronte all’altro, due clientes (piccole statuine che in Bolivia sono d’auspicio per negozi e botteghe e che vengono inserite nella Mesa andina come auspicio per “avere tanti clienti”) realizzati in caolino d’altezza di circa 25 centimetri che rimarranno lì permanentemente, perché ricordino un amore eterno, perché dialoghino tra loro perennemente, e perché assorbano con il tempo gli umori di un luogo magico, fino a diventare parte integrante di una fantasia, di una poesia, di un tenero cantico.
In occasione della restituzione della residenza, in uno spazio attiguo all’installazione, nel contempo aperta a mutamenti atmosferici e per nulla invasiva, sarà realizzata una mesa andina (una performance) con clientes di zucchero realizzati a La Paz, in Bolivia, paese d’origine dell’artista, per seguire le linee del sincronismo culturale e anche per offrire alla Pacha Mama del giardino un piccolo dono da assorbire, con l’augurio che il luogo gorgogli sempre più di gioia, di vita, di amicizie.
Il titolo del progetto è un verso del primo poema del Cantico dei Cantici attribuito a Re Salomone.
Il giardino di Yoshimasa
Il giardino di Yoshimasa è l’ultimo progetto in ordine di tempo di Carla Iacono e prende vita in un luogo particolarmente caro all’artista: la Casa del Sole di Ceranesi, in provincia di Genova, è infatti da molti anni il luogo di vita e lavoro della Iacono. Un luogo di cura e amore che drammaticamente nel 2021 è stato attraversato dal grande dolore della perdita, a seguito della prematura scomparsa dell’adorato marito Guido.
Da qui l’idea di trasformare quello che in precedenza era stato un orto, in un hortus conclusus, realizzato con la collaborazione dell’architetto paesaggista Andrea Castagnaro: quattro aiuole contrapposte collocate intorno a una fontana di cemento dalla forma tondeggiante da cui fuoriesce l’acqua (nel suo significato simbolico di rigenerazione e rinascita), in cui – assecondando i ritmi delle stagioni e rimandi filosofici, alchemici e spirituali – si alternano piante officinali piante velenose, piante con fiori verdi e piante con fiori neri, sottolineando così la dicotomia vita/morte, speranza/disperazione. Un luogo per lenire le ferite, per trasformare il dolore della perdita in un humus rigenerante l’anima e il corpo, un luogo che funga da collante di relazioni umane e professionali, riconnettendo menti creative accomunate da affinità poetiche e stilistiche.
Ne Il giardino di Yoshimasa la rigenerazione viene evocata anche attraverso il dialogo e la collaborazione creativa, il giardino diviene così anche luogo di accoglienza e di ascolto dell’altro, elemento di riflessione per dar vita a importanti “innesti creativi”, scambi intellettuali volti a realizzare progettualità site-specific e interventi a quattro mani, attraverso residenze, performance, letture e incontri. La direzione artistica del progetto è affidata alla curatrice Livia Savorelli.
Il 30 agosto 2024 è stato presentato il progetto generale de Il giardino di Yoshimasa e i risultati del primo innesto creativo con l’artista Armida Gandini, chedopo una residenza di una settimana alla Casa del Sole ha realizzato l’opera site-specific LIBRI D’INCIAMPO, che è stata collocata nel sentiero degli alberi da frutto. Il secondo innesto creativo, tenutosi il 19 ottobre, ha visto protagonista la performer e arte terapeuta Mona Lisa Tina conla performance NON TI SCORDAR DI ME, in dialogocon Helene Fall.
NOTE BIOGRAFICHE
CARLA IACONO
Carla Iacono vive e lavora a Genova, utilizzando diversi media tra cui fotografia, collage e installazione. Il suo lavoro, incentrato sui temi del corpo e della metamorfosi, analizza principalmente il delicato periodo dell’adolescenza e i suoi “riti di passaggio”, visti come straordinario momento di crescita in cui si colloca lo sforzo per raggiungere la propria identità. La presenza costante di elementi autobiografici, come l’utilizzo della figlia come soggetto, ne enfatizzano la rappresentazione e la rendono simbolo concreto del delicato percorso che, tra dubbi ed ansie, conduce ogni adolescente alla maturità.
Aperta alle contaminazioni tra media, nei lavori fotografici più recenti Carla Iacono inserisce elementi a collage di grande valore simbolico e li accosta ad installazioni che richiamano mondi onirici e surreali, realizzando lavori colti e ricchi di riferimenti a pittura, letteratura e cinema.
Affascinata dalle contaminazioni tra immagini e testi, ha pubblicato vari libri illustrati con fotografie e collage.
I suoi lavori sono pubblicati in numerosi cataloghi di esposizioni in Italia e all’estero e sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Musinf (Museo d’Arte Moderna dell’Informazione e della Fotografia) di Senigallia, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce e Il Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo a Genova.
www.carlaiacono.it
LAURA LAMBRONI
Laura Lambroni nasce ad Olbia nel 1980. Dopo essersi diplomata all’Accademia dello Spettacolo e delle Arti di Milano nel 2005, inizia il suo percorso artistico nella capitale lombarda, dove affina il suo gusto estetico e si forma sotto la guida di importanti figure della storia dell’arte e del teatro. Un incontro fondamentale è quello con la pittrice e docente Elvira del Rosso, che la introduce al mondo della moda e delle creazioni artistiche, influenzando profondamente il suo stile, caratterizzato da una cura meticolosa per i dettagli.
Nel corso degli anni, Laura Lambroni sviluppa un’ampia rete di collaborazioni con fotografi, artisti e team internazionali, realizzando scenografie e pezzi esclusivi per il mondo della moda e del design. Durante un periodo trascorso in Brasile e in altre città del Sud America, Laura continua a coltivare la sua arte, prima di stabilirsi nuovamente in Sardegna, dove mantieneil suo studio principale.
NARDA ZAPATA
Narda Zapata (La Paz, 1981) si è laureata in arti plastiche all’Universidad Mayor de San Andrés e ha un master in storia dell’arte contemporanea all’Universidad Metropolitana de Caracas. Dal 2005 al 2008 ha seguito seminari con Roberto Valcárcel. Nel 2007 ha fondato il collettivo Aschoy finalizzato alla ricerca e alla realizzazione di diverse forme d’arte partendo dalla cultura popolare come fonte di un dialogo orizzontale nel processo di creazione e nel 2008 ha collaborato con Jannis Kounellis per un progetto presentato all’ex stazione ferroviaria di La Paz.
Il suo lavoro è presente in varie collezioni private di La Paz, Santa Cruz de la Sierra, Caracas, Roma, Salerno, Berna, Zurigo, Emirates, Tokyo, Lucca, Miami, New York. Suoi lavori sono inoltre presenti nella Collezione THOA – Taller de Historia Oral Andina, nella Galería Altamira di La Paz e nella Collezione dell’Universidad Mayor de San Andrés di La Paz.
Tra i premi si ricordano Premio del Salone Pedro Domingo, La Paz 2007, SIART 6th International Art Biennale (primo premio per la scultura sociale), La Paz 2009 e Arteam Cup, Palazzo del Commissario (sezione fotografia videoarte e new media), Savona 2022. Personali degli ultimi due anni Allá Allí Allú. Otros lugares, otros tiempos, Centro Cultural Museo San Francisco (La Paz 2024), Le memorie del cielo e della terra, con Ilaria Gasparroni, Kyro Art Gallery (Pietrasanta, 2023), Vuelo a morar en ignorada estrella, IILA Istituto Italo-Latino Americano (Roma 2023), Misterios, Kyro Art Gallery (Pietrasanta, 2023).
